Panigacci, testaroli o testaieu

    panigacci e testaroli

     

    Panigacci e testaroli si ottengono con lo stesso impasto, ma sono due preparazioni molto diverse tra loro: 1) L'impasto dei testaroli è leggermente più denso quello del panigaccio 2) I testaroli si bollono e si mangiano al pesto e formaggio pecorino, o al limite all'olio. I panigacci si mangiano asciutti con i salumi e vanno gustati caldi subito dopo la cottura 3) La cottura dei testaroli/panigacci è controversa, alcuni sostengono che il testarolo debba essere cotto esclusivamente nei testi di ghisa e che la sua principale caratteristica sia la sottigliezza, mentre il panigaccio venga invece cotto in formelle arroventate di terracotta sovrapposte l'una all'altra. In valgraveglia però il "testaieu" viene cotto nei testetti di terracotta!

     

     

    • Calorie:380 kcal/Porzione
     
    Oggi è diventato molto difficile reperire i testetti perchè  non c'è quasi più nessuno in grado di forgiarli. La lavorazione è lunga, bisogna innanzitutto procurarsi la terra argillosa e  con l'ausilio di una macina, che sostituisce  l'antico batuelo, la mazzetta in legno, si impasta la terra con la giusta dose di acqua. L'impasto ottenuto si deve far asciugare per almeno una settimana. L'artigiano quindi crea delle masse rotonde che vengono posizionate in un apposito stampo di ferro che dona all'argilla la forma del testetto. I tegamini ottenuti vengono messi ad asciugare al sole per una settimana circa e poi cotti in forno ad altissima temperatura. Sono quindi pronti per essere utilizzati.
    Nell'alta val graveglia inoltre si preparavano i «Fugasin di Megà» fatti con farina di castagne, di facile reperimento in quelle zone. Sono cotti su un letto di foglie. Si tratta di un cibo poverissimo che veniva consumato dalla popolazione locale come colazione prima di andare al pascolo o negli orti. Erano frutto di quel poco che la terra poteva dare. Secondo la tradizione, veniva recuperato anche il calore dei «testetti» che una volta usati per la preparazione delle vivande, venivano fasciati in un panno e sistemati sotto le coperte per regalare un po' di tepore durante le rigide notti invernali.
     
      
     

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