Curiosita minestrone genovese

    gvecchiaporto            Il take-away del passato : Il minestrone è buono caldo ma anche freddo quando è quasi solido , "che o cuggia^ o gh'areste ciantou in pe^" (che il cucchiaio ci resta piantato in piedi). E' un piatto che piaceva anche ai marittimi che venivano da fuori. Questi appena scendevano a terra, andavano a mangiarne un piatto in una delle tante trattorie che esistevano a Sottoripa, oppure...

     
     
     
     
    quando non potevano scendere a terra, lo acquistavano dai "Cadrai" i quali gestivano una vera e propria cucina itinerante. Essa era installata su un gozzo e potevano così andare ad offrire il minestrone servito in coppette di terracotta, ai marinai sotto le navi e i velieri ormeggiati. Nella campagna come in città o nei paesi della riviera, la cena consisteva spesso in un abbondante minestrone. Il minestrone genovese si prepara senza soffritto. Piu’ recentemente si usa condirlo con il pesto genovese (Quello che noi intendiamo oggi, cioè quello di basilico) Il ricorso al soffritto era un espediente adottato anche sui monti dell’entroterra, dove il basilico c’era solo in estate ma il minestrone, con una composizione un po’ ridotta, si faceva anche nelle mezze stagioni.  A volte il minestrone avanzato veniva consumato anche per colazione la mattina seguente. Oltre il minestrone, nell’antica cucina genovese è presente anche la "Mesc-ciua" che è un'ulteriore testimonianza della povertà della tavola genovese. Consisteva in una mescolanza di cereali e varie granaglie , che sfuggivano dai sacchi che le contenevano durante le operazioni di carico e di scarico nel porto. Esse andavano a infilarsi tra le pietre del selciato. Gli scaricatori avevano il diritto di appropriarsene e così facevano, poi toccava alle donne il compito di trasformare questa paziente raccolta in un piatto possibilmente buono che risolvesse così il problema di ogni giorno. 

    [...Questa minestra tutta particolare dei Genovesi, è di eccellentissimo gusto quando sia ben confezionata, si fa comunemente nella stagione in cui si hanno maggior sorta di verdure da usare. Essa si può condire in due maniere, col battuto all’aglio (pésto) o col soffritto. Si mangia calda e fredda..

    (G.B. e Giovanni Ratto, La Cuciniera genovese, Genova 1863)


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